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Andare a teatro aspettandosi di assistere al monologo di un’attrice e trovarsi invece di fronte ad uno spettacolo corale: più o meno quello che è successo ieri alla affollatissima platea del Teatro San Giorgio, che ha presenziato alla data unica di Sorry, Boys, il nuovo spettacolo di e con Marta Cuscunà .

Marta Cuscunà

Le teste-trofeo di Sorry, Boys via

Un’unica attrice e dodici teste mozze, appese come trofei da caccia ad una struttura metallica. Al centro, la riproduzione dello schermo di un iPhone sul quale, nei 70 minuti di spettacolo, si intervallavano gruppi Whatsapp e schermate di iMamma, applicazione per donne in gravidanza.

Quella che però poteva sembrare pura scenografia prende immediatamente vita. Si accende lo schermo, scorrono alcuni messaggi, poi le luci illuminano due delle teste: rappresentano il preside e la dottoressa della scuola di Gloucester (Massachussets) dove, nel 2008, 18 ragazze rimasero incinta contemporaneamente. Il dialogo è concitato, i due stanno pianificando un’effrazione all’interno dell’infermeria per trafugare le prove della gravidanza di massa che avrebbe, poi, acceso i riflettori su quella piccola comunità del New England. Le due teste e le voci sono talmente realistiche che, dalle sedie della platea, sembra di assistere ad una scena del film 17 ragazze , che nel 2012 aveva trattato lo scandalo del pregnancy pact.

Cambio scena: le luci si spostano a sinistra, per illuminare cinque teste dalle fattezze di adolescenti medi americani. Ne segue un lungo dialogo a più voci tra quelli che sono gli ancora ignari padri dei bambini, che ricorda in parte un certo tipo di cinematografia a stelle e strisce in cui dialoghi apparentemente avulsi dal filo narrativo principale si dimostrano essere, in realtà, il modo più efficace per raccontare un certo tipo di società.

Dai futuri padri si passa ai genitori in essere, altre cinque teste mozze che rappresentano la varietà familiare da cui le 18 ragazze provenivano. Lo spettacolo continua così, rimbalzando tra i padri adolescenti ed i genitori preoccupati, scandito dalle settimane di gravidanza indicate da iMamma.

Le uniche a non apparire mai in scena, tranne che per mezzo della messaggistica, sono proprio loro, le ragazze, già troppo esposte e vivisezionate nel corso degli anni, tra film, documentari e reality show.

SPOT #2 – Marta Cuscunà / Sorry, boys | CENTRALE FIES _ Augmented Residency from Centrale Fies on Vimeo.

La bravura di Marta Cuscunà è evidente a tutti: da un lato vi è la capacità tecnica di inscenare, da sola, uno spettacolo corale fatto di molteplici personaggi, ognuno con una sua caratterizzazione estremamente diversa; dall’altro la brillantezza con cui è stata in grado di trovare una diversa chiave di lettura ad una storia già nota.  Sorry, boys non è una commedia su un gruppo di adolescenti fricchettone che decidono di fondare una loro società matriarcale. No, Sorry, boys evoca, seppur senza prepotenza, lo spettro della violenza sulle donne e la necessità della presa di coscienza e dell’impegno concreto di un genere, quello maschile, nei suoi confronti.

Sorry, Boys è uno spettacolo di cui noi tutti abbiamo un gran bisogno: ieri, per celebrare degnamente la Giornata Internazionale della Donna; oggi, per rivendicarla ancora di più.

Marta Cuscunà torna anche questa sera 9 marzo 2016 alle 20.45 al teatro Gustavo Modena di Palmanova con “La semplicità ingannata”.

9 marzo 2016
La semplicità ingannata
20.45
Palmanova

Ecco un’intervista a Marta con qualche immagine dello spettacolo: